IL PROGRAMMA

Sommario

Per il riscatto dei lucani, per una #BasilicataPrima. 2

  1. Lavoro e sviluppo. 3

1.1 Per una strategia del lavoro. Proteggere e ampliare il lavoro che c’è nel breve periodo. 3

1.2 Per una riorganizzazione della rete infrastrutturale. Priorità e investimenti per sviluppare lavoro e occupazione nel medio-lungo periodo. 4

1.3 Per la difesa e valorizzazione del territorio. Per la tutela e valorizzazione dell’armatura urbana. Per la mitigazione del rischio idrogeologico. 5

1.4 Per una strategia di utilizzo del suolo, efficientamento della risorsa idrica e per un’agricoltura di qualità. 6

1.5 Per una strategia dell’impresa. Energia e investimenti. 7

1.6 BasilicataPrima, culture in movimento, turismo di qualità. 8

1.7 Sport e turismo due facce della stessa opportunità. 9

  1. Uguaglianza e welfare. 10

2.1 Per un welfare delle opportunità, per ridurre le disuguaglianze, per abbattere le liste d’attesa in sanità. 10

  1. L’autonomia regionale della Basilicata. Libertà di azione, solidarietà tra territori, concorso al benessere dell’Italia. 11

3.1        Premessa. 11

3.2        Autonomia e flessibilità per salvare la nostra sanità, migliorare la qualità della vita dei lucani 13

3.3 Autonomia e flessibilità per salvaguardare l’ambiente, ridurre le emissioni e contrattare lo sviluppo. 14

 

 

 

 

 

 

Per il riscatto dei lucani, per una #BasilicataPrima

Una comunità di lucani si è messa in cammino e si è messa in gioco. Questa comunità vuole una Regione pronta e sensibile ai propri bisogni, vuole ricostruire un sentimento di amore per la Basilicata, perché questa regione ritrovi lo slancio necessario per prepararsi al futuro, perché ritrovi la forza di una visione condivisa che dia il senso di una svolta, che possa rianimare il sentimento di un riscatto, il riscatto di una BasilicataPrima.

Questo documento è un piano di azione costruito in 18 mesi, nelle piazze, nei luoghi del riscatto, nelle fabbriche, negli ospedali, nelle scuole, nelle chiese, nei luoghi della cultura e dello sport. BasilicataPrima ha raccolto tanti sentimenti contrastanti, la rabia dei lucani che attendevano risposte, il grido di giovani delusi e costretti a migrare, la delusione di territori e comunità che hanno visto disattese le proprie aspirazioni ed hanno, purtroppo, registrato lontananza, privilegi, esclusione e, molto spesso, disprezzo. Questo documento contiene proposte, risposte immediate alle emergenze e ipotesi programmatiche ai problemi di portata storica.

BasilicataPrima intende ricostruire un clima di fiducia, ridare autostima ai lucani e costruire un’agenda, un programma di riorganizzazione della Basilicata, un grande piano di riscatto del nostro territorio che possa diventare modello, che metta a nudo la regione, con le tante criticità e con le tante potenzialità. Più che un programma è una mappa, una carta geografica in divenire, in grado di sconnettere e riconnettere i territori, in grado di riannodare i fili del nostro presente, in grado di disegnare e riconfigurare le trame dell’uomo, per un progetto di comunità che guardi ai prossimi 20, 30 e 40 anni, re-inventando e costruendo nuove relazioni. Ma anche un piano delle priorità, che con forza e immediatezza sappia individuare risposte e soluzioni ai problemi che la recente crisi economica ha aperto, sappia ricucire le fratture del recente passato e dare respiro e sostegno ai cittadini, ai lavoratori, alle imprese, ai giovani, agli anziani in difficoltà.

BasilicataPrima non è una trovata elettorale. È qualcosa di più consistente, è il sentimento di tanti, di chi presuppone una lettura in controluce della Basilicata, di chi la guarda proiettata su una lavagna luminosa per annotare le criticità, le buche, i luoghi reali, le solitudini ed allo stesso tempo il “buon vicinato”, per pensare una regione in grande, una comunità in cammino con le proprie ansie e con ottime relazioni esterne, quelle che le permetteranno di vincere l’isolamento e incrociare le strade del futuro.

Il significato della parola “prima” è quello più semplice. La Basilicata viene prima di ogni altra cosa. Ma il primato non è egoismo. Il primato è conteso alla nostra Costituzione, non all’Italia. È un primato positivo e competitivo, che dal dettato costituzionale trae l’ispirazione per produrre un salto di qualità, per affermare una proposta politica che parta dagli ultimi, da chi ha più bisogno, affinché la Regione e lo Stato insieme concorrano a rimuovere gli ostacoli, a garantire l’uguaglianza sostanziale dei lucani, a partire dai più essenziali diritti di cittadinanza: salute, scuola e libertà di movimento.

Ma il primato della Basilicata è anche un modo per rimuovere le cattive abitudini, le azioni politiche sbagliate, di chi ha messo al primo posto gli interessi di una parte, frammentando e deludendo una intera comunità regionale.

Sono molte le questioni che tratteremo in questo piano strategico per il riscatto dei lucani. Tutti i temi e tutte le possibilità sono sorrette da tre pilastri programmatici:

  1. Lavoro e sviluppo
  2. Uguaglianza e welfare
  3. Autonomia regionale

1. Lavoro e sviluppo

1.1 Per una strategia del lavoro. Proteggere e ampliare il lavoro che c’è nel breve periodo.

 

La Basilicata dovrà sprigionare tutta la forza che possiede per salvaguardare quanto di buono propone il nostro tessuto micro e medio imprenditoriale, per riposizionare, in un mercato più aperto e contendibile e in una consiliatura regionale che muoverà le mosse dentro le nuove linee della programmazione comunitaria 2021-2027, il nostro tessuto artigianale, il commercio, le piccole e medie imprese. Sapendo che una maggiore diversificazione degli indirizzi economici può far crescere nuove imprese e può far crescere complessivamente l’occupazione nell’industria, nei servizi, nell’artigianato, nel commercio, nella cultura e nel turismo.

C’è un immediato bisogno di dirottare verso le frontiere dell’innovazione tecnologica a sostegno della qualità dell’ambiente, della digitalizzazione a supporto di chi vuole mettersi in gioco e aprire la propria attività alle opportunità di altri mercati, oltre la dimensione locale e prettamente familiare. In questo senso la nostra regione possiede una già articolata offerta nei settori inclini a favorire lo sviluppo di intelligenza tecnologica, energia rinnovabile, competenze nel settore della cultura e del turismo. C’è invece da compiere maggiori investimenti per quanto riguarda le reti di trasporto e di reti digitali strategiche; allo stesso tempo occorre recuperare e mettere a valore il grande bagaglio di umanità e di potenziale sociale a sostegno di un disegno di avanzamento e solidarietà per le persone più bisognose di cure e di assistenza, per sviluppare una trama sociale che sperimenti nei nostri piccoli comuni e nelle aree interne forme avanzate di welfare alla persona, forme partecipate di socialità e di scambio relazionale.

Dentro questa cornice sono da potenziare le agevolazioni per gli investimenti materiali e immateriali. In particolare orientandoli verso:

  • la cura del territorio e del fare impresa artigiana, con forme di sostegno marcato verso settori dell’edilizia sostenibile e della domotica, sperimentando programmi rivolti a migliorare la qualità della vita fin dalla scelta dei materiali da costruzione, delle tecniche di costruzione, della capacità di assorbimento di aiuti e supporti alla persona come la telemedicina e il trasporto intelligente;
  • la mobilità ed i servizi al turismo, supporto alle imprese, attività di noleggio;
  • supporto alle esperienze imprenditoriali ad alto valore aggiunto in particolare nei settori del commercio, dell’offerta turistica individualizzata, del sostegno a grandi reti di tour operator.

Inoltre e sempre nel breve periodo va inteso ogni sforzo per rinegoziare con le compagnie petrolifere investimenti e lavoro di qualità e il Governo centrale deve essere parte della cabina strategica, non può restare a guardare.

Nel breve e medio periodo bisognerà sviluppare una rinata capacità programmatoria per accompagnare le imprese esistenti verso innovazioni e produzioni a basso impatto. Il nuovo regime dell’ecotassa, per quanto controverso, certamente imporrà un ripensamento nelle traiettorie di sviluppo di autoveicoli nel nostro paese. Per queste ragioni e per la compresenza di due importanti bacini produttivi nell’automotive e nell’energia, proponiamo la istituzione di un tavolo dell’automotive per accompagnare FCA verso un salto tecnologico improntato alla produzione di motori di nuova generazione e alla caratterizzazione di scelte e di politiche industriali sul settore energetico che siano compatibili e implementabili sul settore legato alla mobilità.

1.2 Per una riorganizzazione della rete infrastrutturale. Priorità e investimenti per sviluppare lavoro e occupazione nel medio-lungo periodo.

 

Il punto centrale da cui partire per sostenere lo sviluppo e quindi il lavoro è un grande, rinnovato investimento in infrastrutture. Bisogna stabilire, anche qui, delle priorità, per difendere il lavoro che c’è ed evitare di mandarlo via e per conquistare nuovi posti di lavoro.

In testa alle priorità c’è quella di rompere l’isolamento della Basilicata e delle sue aree interne, con un articolato programma e con una visione decennale, per ammodernare la rete viaria della nostra regione, per connettere i siti produttivi ai corridoi commerciali del Mezzogiorno e del Mediterraneo, per rafforzare gli sbocchi più immediati con le vicine Puglia e Campania, a partire da un potenziato asse tra Melfi e l’indotto Fca con il Cis di Nola, sviluppando e potenziando le vie su gomma ma soprattutto le linee ferroviarie. Per mettere in atto un programma decennale occorre mobilitare le risorse disponibili e quelle attivabili sulla distanza, vigilando su una più puntuale e attenta gestione delle risorse delle royalties anche in vista dell’avvio della produzione Total a Tempa Rossa e mettendo subito in cantiere 1,5/2 miliardi di euro finanziati con:

  • la necessaria riapertura di un negoziato con il Governo nazionale a fronte delle concessioni già vigenti e che, a differenza dell’Accordo ENI del 1998, non hanno visto analogo impegno con l’accordo Tempa Rossa di Corleto in materia di infrastrutture:
  • le entrate del 30% dell’IRES dalle attività estrattive, come da art. 36 della legge 164/2014, che renderebbero 100 milioni all’anno per 10 anni e da un nuovo accordo con Total, titolare di una concessione ventennale, anch’esso computabile in 100 milioni all’anno per 20 anni;
  • una verifica dei fondi del Patto per la Basilicata;
  • una eventuale riprogrammazione di fondi, valutati impegni, tempi e andamento della spesa, dei fondi comunitari e del FSC;
  • il completamento del Programma Operativo “Val d’Agri, Melandro, Sauro, Camastra”, come da Ordine del Giorno approvato con Delibera del Consiglio Regionale, n. 399/2016.

A partire dalla Delibera di Consiglio n.579/2017 “Basilicata 2019, le vie del futuro”, bisogna attivare i cantieri per interventi consistenti sulle strade di collegamento principali, su quelle finalizzate alla realizzazione di nuovi tratti, su quelle finalizzate a dare maggiore funzionalità ai tratti di strada incompiuti e su quelle finalizzate ad innalzare il livello di sicurezza e la percorribilità delle nostre strade. Un piano straordinario della viabilità, da computare in 1,5 miliardo di euro circa e da finanziare con 1 miliardo di euro di maggiore entrate ires petrolio, 500 milioni di euro da mutuo ventennale con la Cassa Depositi e Prestiti con rata annuale di 17,6 milioni di euro derivanti dalle royalties, darebbe maggiore respiro alla programmazione degli interventi, pensati per aprire il territorio (1), riorganizzare la trama di relazioni extraregionali (2) e riprogrammare la rete infrastrutturale intermodale (strade/ferrovie) (3). In questo scenario bisognerà attuare un grande ed urgente piano di riorganizzazione del territorio della Basilicata attraverso una visione larga e sistemica dell’ambiente, re-inventando le traiettorie di sviluppo dei luoghi e le connessioni spaziali, puntando prioritariamente a:

  • rafforzare l’asse Potenza-Melfi e da qui sviluppare subito un programma di investimenti mirati a potenziare gli sbocchi con i nuclei commerciali e le vie di collegamento della Campania, con il Cis di Nola, con l’asse Potenza-Salerno;
  • qualificare il collegamento con Bari programmando lo “sfondamento” del tratto Potenza-Tolve e migliorare la percorrenza;
  • infine potenziare la linea Murgia-Pollino nei tratti Basentana-Sinnica (Pisticci-Tursi, I e III stralcio) e nel tratto Matera-Ferrandina-Pisticci.

1.3 Per la difesa e valorizzazione del territorio. Per la tutela e valorizzazione dell’armatura urbana. Per la mitigazione del rischio idrogeologico.

 

Il primo tentativo di modernizzazione territoriale fu guidata dall’“Ipotesi di Assetto Territoriale” e dagli schemi individuati dal Comitato Regionale Programmazione Economica Basilicata (CRPEB) del 1966, documenti non sempre esaustivi, ma sufficienti per prefigurare scenari e obiettivi che si andavano perseguendo. In quel periodo si dette inizio al risanamento delle criticità territoriali (bonifica, forestazione), si rilanciarono le utilizzazioni produttive (agricoltura irrigua, industrializzazione), si ridisegnarono completamente gli schemi infrastrutturali (fondovalli e trasversali), dando nuove opportunità di lavoro alla base sociale (Riforma Fondiaria, industrializzazione basata sull’utilizzo delle risorse energetiche endogene, quali il metano).

Questo processo di modernizzazione è andato man mano spegnendosi e ben presto gli effetti rivoluzionari della Riforma fondiaria vengono soffocati dall’apparire dell’industrializzazione delle “cattedrali nel deserto” che provoca quasi immediatamente l’abbandono del settore agricolo e del suo indotto. La sostanziale estraneità di queste industrie al tessuto produttivo locale ben presto produce abbandono su abbandono e le iniziative manifatturiere locali vengono limitate dagli alti costi marginali di produzione in una regione poco infrastrutturata. BasilicataPrima propone una nuova visione organica del territorio della Basilicata, cui orientare il Piano Strategico Regionale che Giunta e Consiglio regionale devono implementare nei primi sei/sette mesi di governo ai sensi dell’art. 45 dello Statuto Regionale.

Una delle priorità assolute da attuare in tempi rapidi riguarda il Piano per la mitigazione del rischio idrogeologico. Sono numerosi, anche se non risolutivi, gli interventi programmati ed in attesa di essere avviati non appena rese disponibili le risorse finanziarie ed avviate le procedure per le gare di progettazione e di realizzazione dei lavori. Va dunque sollecitata la sottoscrizione, con il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, del IV Accordo di Programma per la mitigazione del rischio idrogeologico per l’impiego dei circa 130 M€, ed attivato un fondo rotativo per rendere esecutivi i progetti primi in graduatoria (con livello di progettazioni definitivo) così da accelerare le procedure.

A questo va aggiunto un sistema di monitoraggio e di controllo del territorio ed una programmazione a lungo termine di attività preventiva e di manutenzione ordinaria e straordinaria attraverso un impiego più strutturato degli operai idraulico forestali, anche con progetti finalizzati al ripristino idrogeologico dei territori, con interventi mirati alla prevenzione del dissesto.

Occorre intervenire per la difesa e valorizzazione del suolo e del paesaggio, finanziando la manutenzione dei corpi idrici ed aree golenali, dei versanti e dei crinali collinari, della linea di costa, caratterizzati da interventi sinergici di riequilibrio naturalistico e di corresponsabilizzazione dei gestori delle attività agricole, finalizzati alla costituzione di una Rete Ecologica Regionale fruibile, della quale Parchi e Riserve sono le “emergenze naturali”, e la maglia dell’antropizzazione storica il luogo d’insediamento delle popolazioni addette alle manutenzioni, all’ospitalità ed ai servizi. Poi riqualificazione dell’armatura urbana regionale (dalle città capoluogo, alle città medie, alla rete degli insediamenti di crinale) finalizzata al conseguimento di sufficienti livelli di sicurezza dal rischio sismico del patrimonio residenziale, al progressivo rinnovo dello stesso anche in termini di funzionalità e risparmio energetico, alla valorizzazione dei centri storici e del patrimonio archeologico-storico-culturale, all’efficientamento della rete dei servizi, del welfare territoriale, e della rete di valorizzazione turistica ecologica e culturale, fondata sugli “attrattori internazionali” ormai consolidati (Matera, Vulture-Melfese, Maratea-Lagonegrese, Pollino, costa ionica, ecc.).

La definizione della priorità degli interventi potrà scaturire da un “inventario dei rischi” territoriali ed ambientali da definire in via incrementale sulla base dei dati già disponibili, da completare via via, fino a confluire in una “Carta del Rischio Regionale”.

1.4 Per una strategia di utilizzo del suolo, efficientamento della risorsa idrica e per un’agricoltura di qualità

 

La prima preoccupazione per una classe dirigente all’altezza del compito è quella della tutela e salvaguardia delle risorse naturali, in modo da conservare alle future generazioni un ambiente ed un assetto naturale e paesaggistico in perfetto stato di salute.

La Basilicata è ricca di risorse idriche e da queste traggono beneficio interi territori. Con la legge regionale n. 5/2005, all’art. 29 “Programma straordinario di promozione dello sviluppo sostenibile nell’area del Senisese”, la Regione Basilicata ha destinato, a parziale ristoro dei costi ambientali e delle limitazioni d’uso delle suscettività produttive del territorio connessi alla fruizione interregionale della risorsa idrica (c.d. royalty dell’acqua), 35 milioni di euro per l’attuazione di un programma straordinario di interventi di promozione dello sviluppo sostenibile dell’area del Senisese, attraverso la realizzazione di progetti di valorizzazione delle risorse turistiche, storico-ambientali, culturali e sportive, e l’incentivazione delle attività d’impresa nelle aree industriali e nelle aree per insediamenti produttivi. Inoltre nell’ambito delle azioni per lo sviluppo locale e la coesione territoriale e sociale è stato approvato il Programma Speciale Senisese, una strategia innovativa finalizzata alla promozione dello sviluppo socio-economico del comprensorio senisese, puntando sulla realizzazione di progetti di valorizzazione delle risorse turistiche, storico-ambientali, culturali e sportive. Occorre impostare subito una valutazione di impatto nonché ulteriori risorse da investire in progetti da coordinare con la programmazione speciale aree interne, leader e con le attività del Parco del Pollino.

BasilicataPrima propone di destinare una parte degli introiti derivanti dall’applicazione della tariffa per l’acqua all’ingrosso, in attuazione degli Accordi del 05/08/1999 (ex art. 17 L. 36/94), del 27/05/2004 e del 30/06/2016, per il rifinanziamento del “Programma straordinario di promozione dello sviluppo sostenibile nell’area del Senisese” e per il “contributo di compensazione ambientale ai comuni macrofornitori risorse idriche” (art. 39 L.R. 26/2014). Poi bisognerà esplodere e sviluppare il grande capitolo dell’agricoltura, a partire dalla previsione di un piano regionale irriguo e agroenergetico da fonti rinnovabili, a partire da un ottimale utilizzo delle aree demaniali disponibili, da un programma di innovazione del settore agricolo volto alla sostenibilità e valorizzazione dell’ambiente attraverso la ricerca applicata e il supporto sinergico di strutture e centri di ricerca. L’agenda regionale ed i PSR dovranno essere coerenti con la superficie impiegata, con un programma per la mappatura delle superfici a produzione mediante i fascicoli aziendali.

Il tutto dovrà trovare dettagliata allocazione in una norma regionale quadro ad hoc per il settore, che doti la Basilicata di piani di settore organici nel sistema agricolo: ortofrutta, zootecnia, cerealicoltura, vitivinicoltura, olivicoltura, ambiti silvoforestale e florovivaistico. Una legge che, a partire da una classificazione delle potenziali iniziative imprenditoriali connesse al settore, sviluppi un piano multifunzionale di promozione dei servizi per l’agricoltura, riordini la normativa in tema di associazione di prodotto e sviluppi un programma di filiera regionale sui comparti maturi.

In questo quadro dovranno trovare sistemazione e risorse le principali emergenze in tema di infrastrutture per l’efficientamento della risorsa idrica, l’adduttore Acerenza-Genzano, l’ampliamento del comprensorio irriguo del basso Melfese, l’aumento della capacità di invasamento della diga del Rendina, la riattivazione della condotta di San Marco Vinella a Bernalda che consentirebbe la fornitura di acqua al sistema industriale di Taranto evitando di sovraccaricare lo schema del Sinni, le opere di adduzione per l’impianto irriguo di contrada Verniti a Grumento Nova.

Infine va rafforzato il censimento dei fabbisogni di manodopera, il sistema delle liste di prenotazione, la rete dei trasporti anche minore tra aree interne e aree legate ad agricoltura intensiva, l’anagrafe stagionale ed un fascicolo del lavoratore.

 

 

 

1.5 Per una strategia dell’impresa. Energia e investimenti.

 

Legata ad una visione strategica di protezione prima e di rilancio, poi, del nostro territorio, è da pensare l’impresa, gli investimenti e la partita energetico/ambientale del futuro. In quest’ottica è necessario aggiornare e ripensare anche le strategie di innovazione come la S3.

C’è un rapporto tra innovazione e territorio, ma soprattutto c’è un rapporto tra innovazione e cultura di un territorio. Se in cima all’agenda non mettiamo, prima di tutto, una capacità di aggredire e sviluppare i nuovi settori della cosiddetta Industria 4.0, della meccanica, della domotica, dell’energia rinnovabile e dell’intelligenza di rete e del fare sistema di filiera, non c’è innovazione che regga perché il mercato sostituirebbe l’esistente per ricercare innovazione dove essa è altamente specializzata. In questa cornice va attuato un grande piano per riposizionare le nostre aziende e complessivamente sostenere il nostro tessuto produttivo, a partire da un’Agenzia per l’Innovazione e l’Attrazione degli Investimenti in grado di spostare gradualmente il peso della finanza pubblica agevolata verso i contratti di insediamento anziché sulla generica distribuzione e frammentazione delle risorse, con una missione di vero orientamento e accompagnamento strategico agli investitori. Un’Agenzia che abbia un ruolo e una funzione unificante rispetto agli attuali Sviluppo Basilicata e T3 Innovation.

Una scelta strategica riguarderà la FCA e l’importante indotto. Proponiamo la istituzione di un tavolo dell’automotive per accompagnare tutto l’indotto verso l’internazionalizzazione, riattualizzando e mettendo il prima possibile in cammino il cluster previsto dalla strategia S3. Sempre nell’ottica di agevolare e favorire processi insediativi e processi di innovazione industriale riteniamo sia opportuno prendere in considerazione l’attivazione di un tavolo con Comuni e imprese per coordinare misure e politiche agevolative e per sostenere la competitività, in particolare con riferimento all’IMU sulle linee produttive, oggi calcolata in base alla grandezza del capannone senza tenere in debito conto periodi di inattività o di riduzione del volume di produzione.

Va ripensato il sistema dei Consorzi Industriali spingendo per una semplificazione del sistema esistente così da efficientare i servizi e ridurre la spesa.

Occorre promuovere un censimento dei capannoni dismessi per attuare, anche qui, un piano di ristrutturazione e collocazione a mercato. Va impostata una strategia e una linea di politica economica attestate sui servizi avanzati all’impresa, sui quali far convergere anche la Pubblica Amministrazione attraverso un programma di riqualificazione/formazione e inserimento in ruolo di nuovo personale amministrativo.

Va messa in movimento una intera generazione su questo fronte, favorendo esperienze cooperative ad esempio in tema di sistemazione e riqualificazione boschiva, visto il grande patrimonio presente in Basilicata.

Bisogna favorire la nascita di esperienze societarie multi-competenze, ricercando profili senior di export manager ad altissimo livello, figure e professionalità capaci di collocare il made in Basilicata, capaci di diversificare le strategie commerciali e far conoscere i prodotti della Basilicata, specie nei settori turistico ricettivo e dell’agrifood, capaci di difendere e valorizzare i prodotti artigianali-culinari come, ad esempio, il pane e i salumi.

Bisogna provare a far crescere la cultura dei consorzi, ancora dotati di scarsa ossatura e cultura di impresa, sia a Matera che potrebbe giovarsi del loro apporto per potenziare lo straordinario scenario che si apre nel 2019 e negli anni a venire, sia nel resto della Basilicata “turistica”.

1.6 BasilicataPrima, culture in movimento, turismo di qualità.

 

La Basilicata di oggi esercita un grande fascino nel panorama turistico meridionale, lo confermano i flussi di turisti predominanti che provengono proprio dalle regioni limitrofe. A parte il mare, settore trainante per effetto della presenza di un sistema imprenditoriale di mercato più strutturato, l’identità turistica della Basilicata non può che essere dettata dalla ricerca del moderno viaggiatore, molto orientato allo slow tourism che, anche in relazione alla crescita di notorietà di questi anni, è stato favorito dalle tendenze contemporanee e dal traino di Matera Capitale 2019.

Una regione con 131 centri storici e tra cui tantissimi borghi di grande pregio e appeal, con 5 parchi ed altre riserve naturali e con una gastronomia autentica e differenziata su tutto il territorio, rappresentano un mix di offerta che inevitabilmente va ad affiancarsi a Matera e che deve rappresentare il vero anello di congiunzione tra territorio e capitale europea della cultura (e del turismo). Strategicamente la Basilicata può rappresentare la destinazione turistica “dell’abitante temporaneo”, viaggiatore che da noi trova il suo ritmo dell’anima, che viene a “vivere bene” per qualche giorno o per periodi più lunghi.

Ma a fronte di potenzialità e prospettive ampie bisogna costruire, adesso, opportunità concrete, con agevolazioni e facilitazioni verso il mercato e con azioni mirate alla visione strategica evidenziata, adottando misure specifiche per obiettivi predefiniti. Lo stesso vale per l’identità turistica di Potenza. Occorre insediare la consapevolezza che a pochi chilometri e poche decine di minuti dal capoluogo esistono luoghi come le Dolomiti Lucane, Sasso di Castalda e in cui il turista passa la sua giornata in outdoor principalmente, con un’offerta di alberghi e b&b, ristoranti, eventi di sera, musei aperti, per far vivere la Basilicata e non solo una città. Un altro esempio di azione concreta attiene alla incentivazione al miglioramento della qualità di locali, eventi, ambito ricettivo in genere in tutti i contesti di carattere turistico-ambientale con le proprie specificità, come ad esempio quelle della Val Basento, della Valle del Sinni, delle aree archeologiche di Metaponto e Policoro o i parchi letterari di Tursi e Valsinni.

Il settore va, però, supportato con azioni di sistema, azioni coordinate tra pubblico e privato, con una visione opportunità strategiche in tema di infrastrutture, una diversa attenzione alla programmazione di queste in modo da differenziare i flussi, e dunque gli itinerari, in provenienza dall’Adriatico o dal Tirreno, da Emilia-Romagna e Abruzzo o da Lazio e Campania.

Bisogna puntare sull’industrializzazione del sistema turistico lucano, sviluppando un Km zero della “manifattura turistica”, ad esempio federe e tovagliati per la ristorazione e per gli alberghi, prodotti per l’igiene su gamme tipizzate, luxury o medium, per riattivare un indotto turistico/ricettivo lucano stabile e capace di farsi marchio, creare occupazione. Sviluppando attività ad alto valore aggiunto, come ad esempio agenzie di marketing e comunicazione, campagne promozionali e video, tour operator in grado di agire su ambiti internazionali e in grado di individualizzare l’offerta turistica.

Bisogna riattivare i tavoli della governance lucana sul turismo, a partire dalla legge regionale sul sistema turistico (L.R. n. 7 del 04/06/2008) che prevede l’istituzione di un “tavolo tecnico” in cui coinvolgere tutti gli attori, coinvolgendo gli operatori del settore e insediando una cultura dei consorzi sia nella città di Matera che nel resto della Basilicata.

Osservatorio del Turismo e Tavolo tecnico sono due organismi necessari ma mai sostanzialmente operativi. L’Osservatorio dovrà mettere insieme più soggetti che producono studi e analisi e fare da supporto strategico alle scelte di un Tavolo tecnico che unisce e razionalizza la governance del turismo, con l’obiettivo primario di raccordare le due gambe, quella pubblica e quella privata, del sistema.

 

1.7 Sport e turismo due facce della stessa opportunità

 

Lo sport e il turismo sportivo rappresentano altri due importanti assi su cui costruire politiche di sviluppo, puntando su un approccio integrato e inclusivo e su cui costruire percorsi di intelligenza diffusa.

Come prima cosa occorre adeguare le strutture esistenti per permettere a tutti di svolgere una sana attività sportiva, a partire dall’adeguamento dell’impiantistica sportiva, dall’adeguamento dei campi sportivi (essendo il calcio lo sport di gran lunga più praticato) con posa in manto sintetico.

Il notevole incremento di visite medico-sportive presso i centri di medicina dello sport, a seguito della L.R.n.18 del 20 agosto 2018, art. 5, proposta e delineata nel programma di BasilicataPrima che ne ha previsto la totale gratuità, rende di tutta evidenza l’importanza del settore nei nostri centri. Sul punto è opportuno svolgere un monitoraggio, con un punto aggiornato sulle visite effettuate e sui tempi di attesa dal momento della prenotazione, in modo da prevedere un potenziamento dei centri di medicina dello sport che svolgono una importante attività in termini di monitoraggio e prevenzione dei rischi connessi alla pratica sportiva.

Riguardo allo sport rivolto ai disabili, gli emendamenti alla L.R. 26/2004 “Nuove norme in materia di Sport”, hanno riconosciuto ed inserito le attività del Comitato Italiano Paralimpico (CIP), Ente Pubblico per lo sport praticato da persone disabili al pari del CONI, con il ruolo di Confederazione delle Federazioni e Discipline Sportive Paralimpiche sia a livello centrale che territoriale. Andrebbe adesso previsto un programma di adeguamento e abbattimento di barriere architettoniche presso le strutture sportive esistenti.

Va avviata una fase di attenzione al cosiddetto turismo accessibile quello che riguarda mamme con bambini, over 65, persone con disabilità. Secondo i dati disponibili questo interesserebbe una fascia di turisti che si aggira intorno al 30% sul totale e che presenta forti indici di crescita e un importante fetta di economia del settore. Una fetta di mercato su cui va re-impostata tutta la filiera turistica anche in Basilicata, dai trasporti alla sanità, dal tempo libero all’ospitalità, orientando le scelte e gli investimenti degli attori verso un’idea di benessere per chi viaggia.

Inoltre bisogna rendere sempre più diversificata e “naturale” la scelta turistica della Basilicata potenziando l’offerta e allargandola verso itinerari e possibilità di svago sportivo nei centri di maggiore attrazione e mete di flussi ingenti di turismo, le destinazioni turistiche già affermate sui mercati nazionali ed esteri delle vacanze (Matera, Metapontino, Melfi e Maratea) al fine di migliorarne le performance competitive e collocarle nei circuiti internazionali. Va senz’altro aiutata Matera quale catalizzatore dello sviluppo turistico regionale, ma allo stesso tempo vanno sostenuti i sistemi turistici’ di nicchia in via di formazione consolidamento e sviluppo (quali, ad es., gli itinerari escursionistici, storico-artistici, ludici, delle tradizioni folcloriche, propri delle aree interne   della regione.

Sarà possibile usufruire delle risorse a valere sulla Social Card che prevedono una percentuale non inferiore al 20 % (pari a circa 26 milioni di euro) con possibilità di arrivare negli anni sino al 50% anche per misure rivolte all’abbattimento delle barriere architettoniche e al “turismo accessibile”, per adeguare servizi e strutture che consentano una migliore qualità della vita alle persone con disabilità.

 

 

2. Uguaglianza e welfare

2.1 Per un welfare delle opportunità, per ridurre le disuguaglianze, per abbattere le liste d’attesa in sanità.

 

In una regione così problematica vanno subito riqualificate le reti umane, va orientata una lunga stagione di cucitura delle trame sociali, di un welfare dei servizi alla persona, di assistenza sociale e sanitaria, di coordinamento e mutualità tra territori e comunità vicine. “Basilicata 2019, la via dell’uguaglianza e delle opportunità” è un programma di offerta integrata di servizi sociali e socio-sanitari, secondo la progressività della tassazione e della compartecipazione alla spesa.

Dalle linee guida dei Piani intercomunali bisogna rilanciare il welfare lucano, a partire dall’assunto che chi più ha più partecipa alla spesa e chi è a basso reddito fruisce dei servizi in maniera quasi o del tutto gratuita.

La presa in carico di chi ha bisogno di assistenza e di attenzioni in Basilicata va pensata in un’azione coordinata e armonica nei diversi ambiti di destinazione:

  • Asili nido e servizi integrativi per la prima infanzia;
  • Servizi territoriali a carattere residenziale e semiresidenziale per le fragilità;
  • Misure di sostegno al reddito.

In questa cornice di priorità sociali bisogna ideare un welfare ed un sistema di cura delle persone in Basilicata che sia un’opportunità per il futuro, non una ferita da rimarginare. Un welfare in grado di connettere luoghi e generazioni, in una idea universale di assistenza e di solidarietà che unisca e non contrapponga giovani e anziani, attraverso una offerta di servizi a bisognosi, disabili, malati, che rendano migliori le nostre comunità, vivibili e accoglienti i nostri centri. C’è bisogno di luoghi che sappiano accogliere bambini e genitori, per andare a colmare la carenza di strutture preposte alla condivisione di momenti ed esperienze da condividere con i propri figli. In questa ottica sviluppare l’utilità dello scambio relazionale tra infanzia e terza età, dove gli anziani gioverebbero della vitalità dei bambini e allo stesso tempo i bambini amplierebbero le loro conoscenze nell’impatto educativo, soprattutto per i destinatari carenti di tali figure (nipoti/nonni).

Per questo è giusto razionalizzare il bisogno per congelare la povertà e l’esclusione. A partire riorganizzazione, coordinata con Comuni, ANCI e Regione, dell’offerta dei servizi sociali e socio-sanitari, nell’orientamento strategico di misure come il Reddito d’Inserimento (della Regione Basilicata) e il Reddito di Cittadinanza approvato con Decreto Legge del 17 gennaio 2019. È necessario mettere i soldi in tasca a chi non ne ha, ma al contempo fare di tutto per creare una buona occupazione, legata al benessere sociale, alla qualificazione dei servizi alla persona, specie in una Regione come la Basilicata, con alto indice di vecchiaia e alti tassi di spopolamento, con punte allarmanti in alcune aree periferiche.

Inoltre bisogna subito arrestare la deprivazione sanitaria, oggi più che mai afflitta da crescenti percentuali di migrazione, qualificando il sistema sanitario regionale cominciando con l’eliminazione delle liste di attesa, come stabilito su proposta di BasilicataPrima con Delibera n. 1178/2018, che aumentano il disagio dei cittadini e amplificano i costi sanitari, attuando da subito quanto scritto in delibera e istituendo in via immediata l’”Osservatorio regionale per i tempi di attesa”.

 

 

 

3. L’autonomia regionale della Basilicata. Libertà di azione, solidarietà tra territori, concorso al benessere dell’Italia.

3.1  Premessa

 

L’autonomia regionale è lo strumento strategico per una regione compartecipe dello sviluppo del paese, con le sue grandi risorse energetiche, con la sua posizione centrale nel Mezzogiorno, con il suo bagaglio di solidarietà. Il regionalismo differenziato (comma 3 art. 116 della Costituzione) non può essere la “secessione dei ricchi” ma una possibilità per determinare particolari forme di autonomia utili a migliorare le condizioni di vita dei cittadini e a rafforzare i diritti di cittadinanza.

L’articolo 5 della Costituzione prefigura un ordinamento aperto alle innovazioni istituzionali, non un ordine statico, che consente alle sollecitazioni di formazioni e territori di apportare miglioramenti alle condizioni di vita delle persone, senza intaccare i diritti fondamentali, concorrendo a livellare verso l’alto tutte le prestazioni sociali e tutti i servizi. La recente approvazione dello Statuto Regionale, all’art. 45, richiede alla Basilicata di dotarsi del Piano Strategico Regionale, che Giunta e Consiglio devono implementare nei primi 6/7 mesi di governo, per stabilire ruoli e funzioni, una pianificazione delle priorità, delle emergenze regionali, da cui scaturisce la nostra richiesta di maggiore autonomia. A cui bisogna far seguire una corretta lettura delle esigenze del nostro territorio regionale per chiedere e ottenere maggiore flessibilità nella programmazione di alcune materie che pensiamo strategiche.

All’annullamento della dimensione spaziale prodotta dalla cosiddetta modernità liquida, contrapponiamo la concretezza del luogo specifico, che collabora con lo Stato (art. 117 Cost.) per riaffermare la vicinanza ai problemi e per trovare sostenibilità e finanze alle soluzioni. Il quadro è quello di un riassetto delle funzioni amministrative prodotte dalla Legge Delrio e per effetto delle quali dovremo ripensare il chi fa cosa, riassegnando competenze e risorse agli enti intermedi (Province e Comuni) e definendo in concerto con essi le modalità di azione. Assegnando competenze e risorse alla Regione, da distribuire tra i diversi livelli istituzionali, per alimentare il fondo unico per le autonomie locali istituito con legge regionale n. 23/2018. La flessibilità nella programmazione è il laccio emostatico in grado di fermare l’emorragia del Mezzogiorno, il continuo migrare e peregrinare di giovani, talenti, esperienze, che svuotando i nostri paesi apportano benefici e capacità produttiva altrove. Il grande bagaglio di umanità su cui ricostruire un tessuto connettivo, un bastone per la vecchiaia, di una regione che invecchia e per la quale occorre invertire al più presto la tendenza.

Un primo laccio è una forma di contrasto alla povertà, di larghi strati di persone in difficoltà, che possa coniugare gli strumenti del Reddito Minimo con quello di Cittadinanza e dare respiro e prospettiva lavorativa. Un secondo laccio è la riqualificazione delle platee di lucani destinatari di misure di sostegno per congelare la sofferenza, ai fini di una programmazione del bisogno sociale, di persone in difficoltà e di famiglie con persone disabili, non autosufficienti, con anziani bisognosi di cure e bambini bisognosi di sostegno educativo, di asili e di spazi di gioco.

Le spinte recenti al contenimento della spesa mettono in competizione i territori, alimentano un conflitto tra Stato e Regioni. Noi perseguiamo il benessere dei lucani e la piena responsabilità dell’ente Regione in chiave solidaristica, da una concezione sociale dello Stato e delle comunità locali, affermando il criterio della progressività sancito dall’art. 53 della Costituzione, secondo cui le imposte non hanno rapporto con il territorio ma solo con il reddito individuale, poi puntando alla piena attuazione dell’art. 119 della Costituzione, per collegare i principi dell’autonomia e della coesione sociale e territoriale, in base ai quali lo Stato interviene con meccanismi di perequazione per compensare la minore capacità fiscale e garantire pari opportunità finanziarie.

 

 

 

3.2 L’autonomia per fermare l’emorragia scolastica

L’Italia vive una crisi nella quale svaniscono le differenze Nord/Sud, che qualcuno vorrebbe riproporre, e compaiono affanni e tendenze che ci rendono tutti più vulnerabili. Siamo tutti cittadini di periferia, le nostre aree interne sono quelle di tutte le regioni, ma con una difficoltà in più, con un territorio sconnesso e difficile.  Nella strategia nazionale per le aree interne e nella riattivazione dei circuiti umani all’interno di esse, BasilicataPrima intende tagliare la sua strategia, il suo piano di difesa per i prossimi 2/3 anni e di attacco per i prossimi 4/10 anni.

L’ISTAT, nell’analizzare il futuro demografico del Paese, prevede un calo progressivo della sua popolazione stimandola a 58,6 milioni nel 2045 e a 53,7 milioni nel 2065. Nello stesso periodo la Basilicata registrerebbe un calo di popolazione, al 2045, di 89 mila abitanti determinata da forti cali nelle classi d’età 0-29 e 30-74 anni e da un aumento di circa 34 mila nella classe d’età di 75 anni e oltre. Dal dopoguerra ad oggi il Mezzogiorno e la Basilicata sperimentano una forte contrazione del tasso di fecondità passando dagli oltre 3 figli per donna degli anni ‘50 a poco più di uno negli anni 2000. In Basilicata nel 2017 il numero medio di figli per donna si attesta ad 1,23 contro 1,30 del complesso delle regioni meridionali. Con queste tendenze sono a rischio le nostre scuole, è a rischio il nostro futuro, con un impatto fortissimo sul diritto allo studio. La popolazione scolastica diminuirà secondo lo schema seguente: scuola dell’infanzia -12%; scuola primaria -17%; secondaria di primo grado -19%, secondaria di secondo grado -17%. La variazione del numero delle classi si traduce in variazione del numero di posti/cattedre e lo scenario prefigura, purtroppo, un taglio consistente, con -62 classi nella scuola dell’infanzia, -162 nella primaria, -119 classi nella secondaria di primo grado e -190 in quella di secondo grado. In totale si prevedono, in dieci anni, 533 classi in meno. Negli ultimi 12 anni si è registrata una riduzione di 15mila alunni e nell’ultimo triennio si è avuto anche un aumento dell’indice di copertura del rapporto alunni con disabilità/posti di sostegno.

BasilicataPrima vuole dare una prospettiva programmatica adeguata alla portata dei problemi. L’esercizio dell’autonomia richiede il finanziamento delle funzioni amministrative, per salvare le nostre scuole, per connettere e associare i comuni, il reticolo dei servizi nelle nostre Aree Interne, per consentire la programmazione di una tenuta sociale, di una rete ospedaliera adeguata al nostro territorio, per governare l’ambiente e la qualità dei nostri luoghi secondo principi improntati alla flessibilità, alla semplificazione, alla trasparenza. In concreto occorrerà, innanzitutto, approntare un piano annuale di rientro per le assegnazioni provvisorie sul sostegno. Ci sono ancora 250 insegnanti fuori regione che sono stati svantaggiati dalla legge 107/2015, la cosiddetta “buona scuola”.

Poi, a partire dall’attuazione del comma 3 dell’art. 116 della Costituzione e dall’art. 45 dello Statuto, nella dimensione temporale dei prossimi 2 anni, occorre in concreto:

  • modificare il parametro nazionale di 1 docente ogni 25 studenti, eccessivo per l’articolazione dei presidi abitativi che caratterizzano il nostro territorio;
  • maggiore autonomia sulle piante organiche del personale docente e del personale ATA;
  • innalzare l’offerta formativa, contrastando anche il ricorso alle pluriclassi presenti, ormai, in numerosi Comuni e, dunque, innalzare i livelli di occupazione;
  • infine far rientrare in Basilicata i docenti stabilizzati con la legge “Buona scuola” che si sono visti costretti ad abbandonare la propria terra.

Inoltre occorre prevedere una ipotesi di utilizzo delle royalties (circa 40 milioni di euro all’anno dei 200 milioni) e maggiore gettito IRES petrolio per finanziare l’assunzione di 300 docenti per le scuole delle aree interne, affermando il principio di maggiore flessibilità nella programmazione di interventi in relazione all’art. 116 comma 3 Costituzionale.

3.2  Autonomia e flessibilità per salvare la nostra sanità, migliorare la qualità della vita dei lucani

 

BasilicataPrima vuole autonomia e flessibilità per salvare la sanità e per assistere di più e meglio chi ha bisogno. La nostra idea di autonomia accompagna i cittadini verso nuovi traguardi di cittadinanza, diritti universali e rafforzamento della Costituzione e della coesione. L’autonomia della Lega è quella dei ricchi che schiacciano i poveri al loro destino, quella del Nord contro il Sud, forti contro deboli.

La nostra è l’idea di chi si pone il problema dell’equilibrio dell’offerta e dell’integrazione delle funzioni ospedaliere, territoriali e domiciliari, attraverso un utilizzo efficiente delle risorse del Servizio Sanitario Nazionale, a maggior ragione in territori ed aree interne in cui la distanza dai servizi e le caratteristiche socio-economiche e orografiche rendono difficile l’erogazione di servizi di assistenza e sanitari. La nostra sanità dovrà dipanarsi in un territorio montuoso, dai lunghi tempi di percorrenza, in cui a. va rafforzato il governo dei servizi territoriali per raggiungere chiunque in qualunque luogo, b. va rafforzato l’impegno a contenere i tempi delle liste di attesa, ponendo a carico delle Aziende Sanitarie e Ospedaliere la differenza tra la somma versata per la prestazione (il ticket) e la tariffa qualora l’assistito chiedesse una prestazione intramuraria, così come previsto con il collegato alla legge di stabilità 2018 approvato in Consiglio Regionale. In cui infine, c. va aumentata l’opportunità/possibilità di posti letto per post acuzie e lungodegenza.

I criteri di riparto del D.L. 56/2000, pur mantenendo ferma l’idea di un servizio sanitario nazionale, comportano una distribuzione delle risorse sbilanciata a favore delle Regioni del Nord e ricche. Il D.L. 95/2012 interviene sul contenimento della spesa del personale sanitario, confermando per la Basilicata il livello di spesa del 2004, ridotto dell’1,4%. Da ciò scaturisce che non si potrà assumere personale in sanità per circa 13,5 milioni di euro e che, pur avendo disponibilità di risorse, il prossimo anno (il 2020) avremo oltre 300 unità in meno tra medici, infermieri e O.S.S..

La nostra idea di autonomia ci consentirebbe di andare oltre questi vincoli ed assumere personale negli ospedali e nelle aziende sanitarie, sapendo che al Fondo sanitario per il 2018 (1miliardo e 54milioni) sono state aggiunte le premialità per circa 1milione e 700mila euro per il superamento degli obiettivi sui Lea (Livelli Essenziali di Assistenza). Pertanto occorre innanzitutto a. rivedere la legge 2/2017 sul riordino sanitario, insufficiente e inefficace, mettendo all’agenda in via prioritaria l’approvazione di un piano sanitario regionale aggiornato. Poi bisogna b. riconsiderare il sistema di emergenza/urgenza e rafforzare la continuità assistenziale e il sistema dell’assistenza domiciliare (ADI) anche investendo in nuovi mezzi di trasporto ospedaliero/sanitario.

Bisogna fare di più e più in fretta in una regione che invecchia e i cui indici di vecchiaia nel 2018 sono al 181% ma in cui ancora siamo in tempo per correggere i disquilibri, dove la prevalenza di malattie croniche raggiunge il 38,6% della popolazione a fronte di un valore nazionale del 39,1% e i cronici in buona salute sono il 28,7% della popolazione a fronte del 42% nazionale. Flessibilità e autonomia servono per rafforzare i presidi di assistenza nei territori in cui la popolazione anziana è più elevata che nel resto della Regione e la natalità è molto bassa, in cui i tassi di ospedalizzazione superano spesso le medie regionali, in cui i mezzi di soccorso impiegano più tempo negli interventi, in cui si registra una scarsa disponibilità dei Medici di Medicina Generale/Pediatri di Libera Scelta in termini di giorni e ore di presenza sul territorio, in cui, infine, non esistono servizi orientati alla popolazione straniera e in generali alle fasce più deboli e vulnerabili. Va sviluppato l’ambito col supporto di tecnologie per telemedicina e domotica, per far crescere il sistema socio-assistenziale ponendo attenzione al manuale di accreditamento per i gestori, stabilendo scale di punteggio a. per chi aumenta la qualità e l’offerta di servizi, b. per chi opera in una dimensione di prossimità territoriale ai bacini di problematicità, c. per chi, soprattutto, tutela e qualifica il diritto al lavoro degli operatori dell’assistenza.

 

3.3 Autonomia e flessibilità per salvaguardare l’ambiente, ridurre le emissioni e contrattare lo sviluppo.

 

BasilicataPrima si presenta quale forza che ha fatto dell’ambiente, del rispetto delle prerogative di territori e comunità, della salvaguardia della salute e della qualità dei luoghi, il suo impegno primario, come protagonista assoluta delle battaglie referendarie che hanno visto la netta contrapposizione alle norme più controverse della Legge Sblocca Italia voluta dal Governo Renzi e che hanno visto la Basilicata come unica regione d’Italia in cui si è raggiunto il quorum nel referendum del 17 aprile 2016.

BasilicataPrima vuole il riscatto di una Regione che si assume la responsabilità di badare a sé stessa e di progettare il futuro delle grandi risorse che possiede, in chiave solidaristica, nel coordinamento con gli altri livelli legislativi e gli altri territori del Mezzogiorno. Nella consapevolezza di una regione che da anni dà un grande contributo in termini di energia, all’industria e alla crescita dell’Italia ed in cambio chiede più autonomia nelle decisioni.

L’interesse sovraregionale alle risorse energetiche della Basilicata fanno sì che essa sia da sempre oggetto di mire e di attenzioni, sulle quali è giusto far leva, anche considerando le disposizioni dell’art. 116 della Costituzione, per puntare ad una intesa che stabilisca forme e condizioni di esercizio delle prerogative amministrative della Regione Basilicata, con la previsione di una serie di limiti e modalità di svolgimento delle attività estrattive a tutela della salute e dell’ambiente.

Il Governo del cambiamento di Lega e 5Stelle ha dimostrato subito scarsa credibilità e inadeguatezza nelle decisioni adottate, con una norma che da un lato chiede più soldi alle imprese estrattive per le concessioni, soldi che vanno direttamente allo Stato, e dall’altro glieli restituisce per via dei contenziosi aperti e calcolati, con previsione certa di un esborso atto a compensare quanto chiesto in precedenza alle compagnie. Un vero e proprio inganno.

Noi crediamo che sia possibile da subito immaginare modalità di esercizio della potestà normativa regionale e nazionale, ferma restando la competenza esclusiva in termini di ambiente in capo allo Stato centrale, in grado di assicurare la partecipazione di tutti i livelli decisionali, di avvicinare le scelte alle esigenze dei territori rendendo più trasparenti e democratiche le politiche adottate, per esempio disciplinando in maniera più restrittiva e rigorosa i parametri di emissione, con un nulla osta preventivo del Governo nazionale.

La riduzione programmata delle emissioni può diventare un modello ed uno strumento in capo alla Regione. La richiesta, su queste materie, di maggiore autonomia e flessibilità potrebbe determinare, a condizione di una riorganizzazione della governance istituzionale, una semplificazione per il rilascio delle autorizzazioni ambientali consentendo al sistema delle imprese di avere tempi più rapidi e certi per gli investimenti. Ma sarebbe altresì utile per una programmazione degli investimenti, per una graduale crescita di attività ed azioni a sostegno di una economia sostenibile ed a favore di una mobilità sostenibile, ripensando sin da subito gli spazi e le percorrenze in funzione di un rinnovato impegno industriale verso produzioni a scarso impatto, mezzi a basso inquinamento ed economie attente alla salvaguardia ambientale.

In questa strategia si avverte la necessità di intervenire anche per ripristinare il fondo del POV Val d’Agri, nella piena attuazione, tra l’altro, della L.R.18/2018 che all’art. 4 istituisce il fondo rotativo per i progetti relativi agli interventi del POV e nel coinvolgimento del “Tavolo della Trasparenza sul petrolio” con l’obiettivo di rafforzare ed ampliare un concreto e fattivo processo partecipativo su una tematica, quale quella relativa all’attività di ricerca ed estrazione petrolifera, dal forte impatto sociale, economico oltre che ambientale.